Descrizioni d'autore e poesie

Descrizioni d'autore e poesie sul Lago d'Idro

Descrizioni d'autore del lago d'Idro

 

In una giornata d'inverno del 1952, così Riccardo Bacchelli vide il lago d’Idro: "Forse era che il vento passava alto, da margine a margine dei monti erti che lo cingono e lo serrano; forse era anche l'ora, dell'avemmaria; e le spoglie macchie e boscaglie, con gli alberi nudi, erano anch'esse mute. Era il silenzio dei monti disabitati, il silenzio delle nevi, d'un cielo frigido e pallido sull'immobile lago claustrato. Ed era inameno, severo, crudo e quasi ostile. Il cielo stanco e deserto del crepuscolo invernale metteva un bagliore senza riverbero, di cupo argento, di piombo luccicante, sull'acqua liscia, tersa meravigliosamente, talché, quantunque già abbuiata, bianchicciava, dentro, di riflessi e specchi di neve, dalle forre circostanti. Di primo acchito sembravano nevi sott'acqua, sotto il vetro ed il gelo di quell'acqua, e ne veniva un freddo all'animo, e quasi un brivido sulla pelle ... C'era, non so ben dove, e dappertutto, una tristezza inamovibile, rassegnata e pure ansiosa, non so se mia o di quella ritrosa natura".

Le parole di Bacchelli ricordano quelle dei garibaldino bresciano Giuseppe Cesare Abba: "Le malinconie dei lago d'Idro, che a certe ore, a certe luci, è quasi accigliato", ed anche quelle di Ugo Vaglia, un altro bresciano doc, nativo di Valle Sabbia, il quale colse così vent'anni fa l'atmosfera dell'Idro: "Tutto è silenzio nella conca eridia: all'incantevole austerità prealpina si aggiunge l'attrattiva di una serena tranquillità, di una solitudine alta e suggestiva. Dove il lupo ululava nella notte, l'alzaia tiene la barca in secca; dove buli e contrabbandieri s'incontravano a tracannare vino e meditare imprese, scherza l'aierino frullando fra i salici e i pioppi".

Analoghi accenti si ritrovano anche nella relazione scritta dallo storico e giornalista tirolese Karl Ausserer nel 1905, quando subito a nord dei lago d'Idro correva il confine tra l'impero austroungarico e il giovane stato italiano: "In genere tutta la zona ha un carattere piuttosto deprimente e malinconico. Neppure il lago con la sua considerevole estensione, rinserrato com'è tra le scoscese pareti delle montagne, ricoperte per lo più di bosco ceduo, riesce ad allietarla. La mancanza di movimento e di commercio, il basso piano alquanto paludoso, i pendii incolti e disabitati, e neppur rimboscati, il lago poco animato: tutto ciò suscita in noi un sentimento di segregazione dal resto dei mondo, l'impressione di essere come tagliati fuori da esso, un senso di abbandono e di solitudine.

(Da Gianni Poletti Trekking maggio 1999)

 Poesie sul lago d'Idro

Lago d'Idro a Primavera

folate
di vento
accarezzano
la pelle del lago

con brividi
di piacere
che increspano
l'onda

dal torpore
svegliato

l'Eridio
risponde
ridendo.

(dal Libro "Bagolino in poesia" di Terenzio Formenti Via Ragazzoni 17 Brescia)

Me sù svegliàt!

........e me sù fermat a Idro
strac,sensa nè vi' ,nè pà, nè formai -
ma quan't  che ho vist el lago d'Eridio-
gò desmentegat la me fam e i me guai.

Encastonà en posenti montagne-
con sun tel font la Pagana de Stor,
el me pari'a 'n prezioso smeraldo,
'n den panorama fàt per i sior.

Me sù 'ndromensà come 'n sas.!
Go sugnat d'eser en ciel-
con piena la pansa de pà col mel....

 ...'Na barca a Crone ondeggiava-
la me spetàà per menàm  a pescà.-
Sota la chiglia - de persec e aule-
ghe n'era davera a volontà. .....
Le argentee livree...avanti e 'ndre....

                      Me sù svegliàt!
                      Me sù sentit un Re.

Traduzione (a spanne...!)   Mi sono fermato a Idro, stanco ,senza né vino, né pane, né formaggio, ma quando ho visto il lago d'Idro ho dimenticato la mia fame ed i guai. Incastonato fra possenti montagne,con sullo sfondo la Pagana di Storo, sembra un prezioso smeraldo - in un panorama fatto per i Signori. Mi sono addormentato come un sasso. Ho sognato di essere in cielo, sazio di pane e miele...Una barca a Crone ondeggiava aspettandomi per portarmi a pescare. Sotto la chiglia aole e persico con le loro argentee livree, guizzavano in quantità.... Mi sono svegliato . Mi sono sentito un Re.

  Rassega- dal cò dùr ma el cor gentil -1925. Per cortese concessione della  Biblioteca Civica di Brescia.  Sezione. poesie in vernacolo  (tramite Sergio Rassega Storo)

Lunedì, 30 Giugno 2014

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