Archeologia

Archeologia a Storo

Testimonianze della preistoria e della protostoria

 Fitte tenebre avvolgono ancora oggi le origini della comunità di Storo e dei paesi vicini. Soltanto nel sec. XIV la gente che abita il paese di Storo vede precisato il proprio territorio nei rapporti con le comunità vicine e possiede un suo chiaro e strutturato ordinamento interno. Analoga considerazione generale può essere fatta per le comunità di Darzo, Lodrone e Riccomassimo che sono le frazioni, le quali con Storo costituiscono oggi il Comune. Le prime testimonianze certe della presenza dell'uomo nella zona risalgono a 5.000 anni fa. Nella bella conca di San Lorenzo sulle pendici della Rocca Pagana, di fianco al Dosso Cingol, dove sul finire del medioevo la comunità di Storo erigerà una fortificazione, la cosiddetta "Bastia", sono apparse tracce di un abitato riferibile al neolitico, documentate da numerosi cocci ceramici di stoviglie e vasi e da alcuni strumenti di pietra scheggiata. Il terrazzo di San Lorenzo era un ambiente particolarmente favorevole ai primi insediamenti umani: presenza d'acqua, possibilità di trovare pascoli, luoghi riparati e soleggiati, con punti di controllo e avvistamento. La piana alluvionale di fondovalle a quel tempo era inabitabile, occupata com'era da un vasto acquitrino frammisto a sterpi e boscaglia e sempre in ebollizione per l'irruenza stagionale delle acque del Chiese e del Palvico. Gli insediamenti umani erano arroccati ai margini, sulle pendici della montagna. Risalendo nei secoli ed addentrandoci nell'età del bronzo (1800 - 900 a. C.), i ritrovamenti diventano più consistenti e più diffusi. Ne sono avvenuti ancora a San Lorenzo, ma anche in località Nader (o Nar, secondo la forma popolare del toponimo). Qui sono stati trovati numerosi frammenti di ceramica che per le loro caratteristiche si possono far risalire a circa 3.500 anni fa, cioè al periodo corrispondente all'epoca delle palafitte di Ledro. L'uomo era arrivato a stabilirsi nella nostra terra risalendo a ritroso il corso del Chiese. Il territorio era stato sicuramente cercato come terra di rifugio e la cultura e la civiltà vi si svilupparono in ritardo rispetto ad altre contrade trentine e bresciane. Verso il 500 a. C. i Galli Cenomani risalirono le valli alpine, combatterono con le popolazioni indigene, edificarono ripari su colline facilmente difendibili (castellieri). Uno di essi sorse, probabilmente, nella zona di San Lorenzo, un altro sul dosso che ospiterà in seguito la Rocca di Santa Barbara. A opporsi alla tribù gallica, nella nostra valle, sono gli Stoni. Ne deve essere seguita una convivenza inizialmente difficile, che portò lentamente alla formazione di una popolazione abbastanza omogenea, tanto che l'irradiazione latina indicherà spesso le popolazioni alpine con l'unica denominazione di Reti. I Reti avevano insediamenti abbastanza consistenti, disposti attorno alla sorgente comune, senza mura, con abitazioni unifamiliari, seminterrate, con intonaci ed infissi in legno. Forse un loro piccolo villaggio sorse proprio a ridosso del cimitero di Storo, dove sono già apparsi numerosi frammenti di suppellettili domestiche ed artigianali appartenenti al periodo preromano. Sono visibili anche alcune strutture murarie a secco e numerosi ciottoli fluviali che forse rappresentano i resti di pavimento. Possiamo dunque già pensare a un vero e proprio villaggio: fu questo il primo nucleo abitato dell'antica Storo!

L'arrivo dei Romani.

Al momento della conquista romana il territorio del lago d'Idro era abitato dalla tribù retica degli Edrani. I Romani li conquistarono durante il primo secolo a.C., ma già vi avevano fatto un'apparizione, non senza spargimento di sangue, nel 118 a.C., quando il console Quinto Marcio Re aveva compiuto una spedizione contro gli Stoni. L'occupazione definitiva si ebbe sotto l'impero di Augusto, nel corso di quella che i latini definirono "guerra retica", nella quale l'imperatore impegnò i suoi due figliastri Druso e Tiberio. L'intervento dei romani condusse ad una soluzione radicale: fu condotta via dalla regione la maggior parte della gioventù e la più robusta e fu lasciato nelle valli solamente un numero di abitanti bastante alla coltivazione dei campi ma tale da non avere forze sufficienti per ribellarsi. Durante l'occupazione romana, la Valle del Chiese appartenne al municipio di Brescia assieme al resto delle Giudicarie e al Basso Sarca. Il legame politico-amministrativo con Brescia durerà per le nostre zone oltre 500 anni, fino cioè in piena epoca longobarda. La presenza romana lasciò parecchie tracce nel territorio di Storo: un fermaglio in bronzo, un frammento di pane di bronzo, un moneta usata dagli antichi coloni greci di Marsiglia, qualche moneta consolare e imperiale. C'è comunque qualcosa di più vivo ancora oggi, tra noi, che testimonia l'antica e prolungata presenza romana e che - purtroppo - rischia di scomparire o quanto meno di snaturarsi irrimediabilmente: sono i moltissimi termini del dialetto locale che traggono origine dalla lingua latina.

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Appunti di archeologia a Storo di Dalmeri e Zontini 

La bastia di Storo in uno scritto di Papaleoni 

Bastia-Storo 125,26 kB

Note del dott. Franco Nicolis suglI scavi a Doredont 

Doredont 48,01 kB

La curiosa storiella di un preistorico panino di granito 

Martedì, 01 Luglio 2014 - Ultima modifica: Venerdì, 03 Ottobre 2014

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