STORO E DINTORNI NELLA PREISTORIA

sulle tracce di antiche genti che popolarono la Valle dei Chiese

Giampaolo Dalmeri (Museo Tridentino di Scienze Naturali)

Gianni Zontini

I vari ritrovamenti archeologici presentati in queste "schede", sono frutto di sopralluoghi con raccolte di superficie, intrapresi in queste zone negli anni '80 e inizio '90, e di alcune campagne sistematiche di ricerca ad opera dell'Ufficio Tutela Archeologica, dei Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento, in collaborazione con il Museo Tridentino di Scienze Naturali.

Le osservazioni in questi territori sudoccidentali dei Trentino, alla confluenza dei Fiume Chiese con il Torrente Palvico che scende dalla Val di Ledro, hanno permesso il riconoscimento di vari episodi di frequentazione umana riferibili al Neolitico e dall'Età dei Metalli fino all'Alto Medioevo.

LA "ROCCA PREDILETTA"

Ben visibile da sud, dal Lago d'Idro, la Rocca Pagana ci appare in tutta la sua imponenza, qui, sui suoi ampi versanti soleggiati, a tratti aspri, l'uomo in passato ha trovato rifugio in varie epoche.

Nella bella conca di S. Lorenzo presso il Dosso Cingol (a quota 600 m), sopra l'abitato di Storo, sono emerse testimonianze preistoriche che risalgono al 111 millennio avanti Cristo. Queste sono documentate dal ritrovamento di numerosi frammenti di vasi di terracotta e da strumenti di selce scheggiati; lo strato antropico evidenziato contiene anche ossa animali (avanzi di pasto) e carboni di probabili focolari. Le decorazioni riportate dai cocci di vasellame indicano una frequentazione generica dei Neolitico recente. Possono esserci delle analogie cronologiche e culturali con Monte Covolo, importante stazione Neolitica, dell'Età dei Rame e dei Bronzo, posta all'imbocco della Val Sabbia.

Momenti imprecisabili dei Neolitico e dell'Età dei Ferro sono stati riconosciuti poco lontano, presso la stradina che porta a Bes. Purtroppo il deposito archeologico è stato disturbato in epoche più recenti, come ci attesta la presenza di cocci di epoca romana e medioevali sparsi confusamente in zona. I frammenti di vasi meglio conservati sono quelli dell'Età dei Ferro (fase Retica, I -VI secolo a.C.), appartenenti a brocche, scodelle, boccali, in ceramica nerastra.

Provengono dalla località di s.Lorenzo dei frammenti di "stele" in pietra granitica. Costituivano parte di una gradinata di accesso al fienile situato vicino all'antica chiesetta. Una superficie scabra di un pezzo roccioso mostra una serie di solchi profondamente incisi, con andamento curvo e ondulato, che collegano numerose piccole coppelle o cavità tondeggianti. Mancando un sicuro contesto archeologico di rinvenimento, resta difficile datarla.

Ai piedi della Rocca Pagana sulla grande falda detritica, nel 1981, causa lavori di scavo per l'ampliamento dei cimitero a ridosso dei paese, è apparso nella scarpata sezionata un grosso ed evidente livello archeologico con resti di strutture murarie a secco e lembi di pavimentazioni d'abitato in acciottolato, attribuiti genericamente all'Età dei Ferro. Molto carbonioso, esteso per parecchie decine di metri, lo strato conserva vari elementi culturali numerosi cocci di vasi, pesi da telaio in terracotta, qualche oggetto metallico e abbondanti resti faunistici. Le ceramiche hanno forme e tipi presenti nella fase finale dell'Età dei Ferro (Orizzonte Retico, I -VI secolo a.C.). Non mancano reperti sparsi di epoca Romana e Medioevale. Con ogni probabilità si tratta di un vero e proprio agglomerato protostorico di casette seminterrate, edificato sul pendio al riparo delle alluvioni dei Chiese e Palvico: le probabili origini di Storo. .

STORO: TOMBE E SEPOLTURE ALTOMEDIOEVALI

Più a valle, al margine dell'abitato, sono state di recente recuperate delle tombe ad inumazione attribuite all'età altomedioevale, realizzate con lastre d'arenaria di provenienza alloctona. Appartengono probabilmente ad una più ampia necropoli adattata alla morfologia scoscesa dei luogo (scavi e recuperi: Ufficio Tutela Archeologica della Provincia Autonoma di Trento, Museo Tridentino di Scienze Naturali).

A NAR, FORSE I PASTORI DEL VICINO VILLAGGIO PALAFITTICOLO Di LEDRO

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Due chilometri a sud di Storo, sull'altura di Nar posta a 900 m sopra il Lago d'Idro, è stato localizzato un sito dell'Età dei Metalli, riferibile al Bronzo medio (circa 1.500 a.C.). I materiali ceramici, dati da abbondanti frammenti di recipienti generalmente in cattivo stato di conservazione, sono associati ad una notevole quantità di grossi carboni. La zona prativa di Nar è posta sul versante sotto la Cima Spessa e l'area insediativa si trova vicino al Rio Fontana Bianca, il corso d'acqua che la separa da Piola, posta più a sud.

Un altro sito preistorico riferito all'Età dei Bronzo si trova in posizione panoramica sul versante sud dei Monte Tombea, a quota 1750 m, non molto distante da Nar. Sono state qui raccolte alcuni anni fa delle punte foliate ed elementi di falcetto in selce scheggiata.

VACIL: LA PRIMA MALGA

I resti insediativi di una abitazione in legno di oltre 3.500 anni fa (Età dei Bronzo) sono apparsi nei corso una serie di campagne di scavo archeologico condotte dall'Ufficio Tutela Archeologica della Provincia Autonoma di Trento con la collaborazione dei Museo Tridentino di Scienze Naturali, presso l'attuale Malga Vacil a quota 1850 m, sull'altura sopra Faserno. Evidenti buche di pali di una casetta di legno, tracce di pavimentazione in terra battuta, il focolare; tutto è abbastanza ben conservato. Molti sono i manufatti in selce (punte di freccia e raschiatoi) e frammenti di vasi in terracotta, rinvenuti all'interno dell'area domestica.

È dell'estate 1998 la nuova scoperta archeologica sull'altipiano di Vacil. Nella selletta a monte dei Dosso Rotondo (loc. "Doredont"), a quasi 1.900 metri di altitudine, sono state accertate consistenti ed estese tracce insediative preistoriche, in corso di definizione, probabilmente dell'Età dei Bronzo (numerosi frammenti di vasellame vario e carboni di focolari).

Nel corso dei 1999 l'Ufficio Tutela Archeologica in collaborazione con il Museo Tridentino di Scienze Naturali avvierà una serie di ricerche sistematiche nell'area.

Ricerche effettuate nel 1976 nei territori in quota subito ad occidente di Vacil, presso il Lago di Bruffione a 1.890 m s.l.m. nel comune di Bagolino, prov. di Brescia, portarono al rinvenimento di una punta di freccia in selce attribuibile all'Età dei Bronzo, forse persa in zona da cacciatori dell'epoca.

Da questa ricca panoramica di ritrovamenti si scopre che la Valle del Chiese è stata occupata da parte di antiche genti.- comunità agricole-pastorali del Neolitico e dell'Età dei Metalli, con significative presenze di Età Romana e Altomedioevale,

NOTE BIBLIOGRAFICHE

BAGOLINI B., 1987- La preistoria delle Giudicarie, in: Giudicarie Esteriori, il Territorio. Consorzio Elettrico Industriale di Stenico.

BIAGI P., 1973- Dosso delle Saette (Valvestino-Brescia). Preistoria Alpina 9, Trento.

BIAGI P., 1976- Lago di Bruffione (Bagolino-Brescia). Preistoria Alpina 12., Trento.

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DALMERI G., 1986- Tracce di antiche popolazioni nella Valle del Chiese (Trentino sudorientale). Natura Alpina n. 1, Trento.

DALMERI G., 1992- Dal Lago d'Idro al Laghetto di Roncone nei tempi preistorici. Judicaria, nn. 19-20. GRUPPO STORICO CULTURALE 11- CHIESE", 1981-'82-'83-'92- Quaderni di Passato/Presente, Contributi alla Storia della Val dei Chiese.

NICOLODI F., Carta Archeologica delle Giudicarie Interiori. Tesi di Laurea inedita, Università degli,,Studi di Trento - Facoltà di Lettere e Filosofia, anno acc. 1997-'98.