Alto Adige 5.10.2000
giovedì 5 ottobre 2000, S.
Placido
«Frana alimentata
dall'acqua delle condotte»
Nelle
sorgenti riscontrata la sostanza chimica immessa nel tunnel della Caffaro
di Giancarlo Rudari
LODRONE DI STORO. La tanto attesa conferma è arrivata: dalle falle riscontrate
nella condotta dell'impianto idrico della Caffaro Energia è uscita dell'acqua
che, infiltratasi nella montagna, ha prodotto le sorgenti alla base della grande
frana di Lodrone.
Ieri mattina, infatti, i tecnici del servizio geologico della Provincia hanno
rilevato la presenza del "tracciante" proprio nelle sorgenti sotto il
movimento franoso. La sostanza chimica, non presente in natura, era stata
immessa nella galleria di adduzione della vicina centrale idroelettrica per
verificare possibili connessioni fra le crepe riscontrate e la fuoriuscita di
acqua rilevata più a valle. Ma c'è di più: nello stesso tempo i tecnici
provinciali hanno riscontrato una notevole diminuzione della portata delle
sorgenti, sempre alla base della frana. E ciò, confermano, è correlato con la
sospensione dell'immissione di acqua nella condotta dell'impianto idroelettrico.
"Una decina di giorni fa - sostiene il geologo Paolo Campedel - avevamo
inserito la fluorescina nella galleria che dopo 18 ore era stata svuotata a
titolo precauzionale. Nello stesso tempo erano stati immessi carboni nelle
sorgenti alla base della frana che hanno assorbito la sostanza chimica. E ieri
dalle analisi è arrivata la conferma della presenza della fluorescina".
Dunque, dalle condotte lesionate dell'impianto della Caffaro Energia (quelle
prese in esame che interessano la zona di Lodrone si sviluppano in un chilometro
e mezzo), ormai non ci sono dubbi, è uscita acqua che "sicuramente ha
ingrossato le sorgenti sotto esame" come afferma Campedel. Il quale
aggiunge: "Ora, in base alle ultime rilevazioni, possiamo anche sostenere
che la portata delle sorgenti è diminuita in maniera consistente: e ciò è la
conseguenza della sospensione dell'acqua nella condotta che alimenta l'impianto
idroelettrico".
Dunque, la questione della responsabilità della frana, con il passare delle ore
e con i risultati dei rilevamenti effettuati dai geologi diventa sempre più
delicata. Dal quartier generale della Caffaro Energia per il momento arriva un
cortese ma fermo no comment: "La questione merita ovviamente maggiori
approfondimenti, ma al momento opportuno anche noi diremo la nostra". La
cautela regna sovrana anche in Provincia: "Non sta a me individuare colpe o
responsabilità: io mi baso su dati di fatto come la presenza di fluorescina
passata dalla condotta alle sorgenti sotto la frana e sulla diminuzione della
portata delle sorgenti, anch'esse alla base del movimento franoso. E' probabile
- sostiene Campedel - che gli apporti di acqua abbiano innescato la frana, ma da
qui a stabilire correlazioni inconfutabili tra quanto è accaduto e le perdite
della condotta è ancora presto".
Intanto oggi nell'ultimo tratto della galleria entrano di nuovo i tecnici per
effettuare un secondo sopralluogo dopo quello della scorsa settimana che ha
portato all'individuazione di alcune crepe. Oggi l'ispezione verrà effettuata
con la presenza di un esperto in opere idrauliche della Protezione civile
nazionale che potrà quantificare con maggiore precisione l'esatta dimensione
delle lesioni. E' questo, presumibilmente, l'ultimo passo prima di discutere di
responsabilità.