GIUDICARIE

 sabato 7 ottobre 2000, B.V. del Rosario

 «Ci mostrino i verbali dei controlli in 40 anni»
Lodrone si prepara alla battaglia legale con la «Caffaro» per le cause della frana
Scaglia amareggiato dopo le ispezioni dentro la galleria Lavori di prevenzione giunti a buon punto


LODRONE. «Perdono dai 25 ai 30 milioni al giorno tenendo chiusa la galleria dove scorre l'acqua che alimenta la centrale elettrica. Da imprenditore mi può dispiacere. Da sindaco di un paese che pretende sicurezza e garanzie, sono costretto ad alzare le spalle. Ci mostrino i verbali delle ispezioni effettuate in questi quarant'anni alla condotta. Poi, semmai, ragioneremo». Sulla Caffaro Energia, sui titolari di una galleria che ispezione dopo ispezione diventa sempre più «imputata» per i guai che incombono su Lodrone, Settimo Scaglia, sindaco di Storo, è quanto mai deciso.
Una volta stabilito nero su bianco quello che i primi resoconti dei tecnici danno ormai per appurato, il fatto cioè che le perdite alla condotta malridotta sono all'origine del movimento franoso, il sindaco di Storo si metterà nelle mani della Provincia per la delicata ed inevitabile partita dei risarcimenti.
«Certo, è doveroso - dice - ma già oggi è necessario riflettere. Con l'ambiente, e non serviva questa ennesima disavventura in Trentino a farlo capire, non si scherza. A Storo il Consorzio elettrico fa effettuare periodicamente controlli, anche oltre i dettami di legge, alle condotte. Dovrebbe essere così per ogni azienda, lombardi compresi. Non mi importa che il tunnel della Caffaro sia per quattro quinti fuori dal nostro territorio». Pur senza poter posare l'elmetto del sindaco in trincea - lo stato di allerta rimane ed è direttamente proporzionale all'evolversi delle condizioni atmosferiche - Settimo Scaglia può oggi fare il punto della situazione con moderato relax dei toni e del sentire. La frana è sotto controllo. I lavori già effettuati con «somma urgenza» da una Provincia che il sindaco elogia senza titubanze danno garanzie. Sarebbero limitati gli effetti di una frana che dovesse tornare a «correre» nel caso di pioggia violenta.
«Sì - spiega un sindaco laureato sul campo in geologia - perché a valle del movimento franoso è stato ampliato il vallo del torrente S. Barbara, sono stati alzati e rinforzati gli argini. E a monte si costruiranno altre briglie, realizzando anche una carreggiabile per raggiungere le zone di intervento. Insomma, l'ottimismo non è fuori luogo».
Un ottimismo che nelle argomentazioni di un primo cittadino capace di spostare il Comune per quasi tre settimane dentro la caserma dei pompieri ha più di una motivazione: frana quasi ferma da giorni, fronte del bosco sotto continua osservazione, piani di emergenza ancor più elaborati. «Certo - insiste Scaglia - gli elogi che abbiamo ricevuto in questi giorni fanno piacere. Ma sono io che devo elogiare: tutti i volontari che non hanno lesinato disponibilità e sforzi, il personale del Comune che si è mosso con abnegazione totale a cominciare dal capo dell'ufficio tecnico e dal segretario, i tecnici della Provincia. Tutti hanno fatto squadra e la popolazione se ne è resa conto subito, sentendosi confortata in un momento che di sicuro non è psicologicamente e materialmente facile».
Ringraziamenti che troveranno il modo di diventare ufficiali. Ma adesso non c'è ancora tempo. Il fronte del bosco non permette di allentare l'attenzione e nei prossimi giorni continueranno le analisi per capire esattamente il livello di drenaggio del terreno sotto la frattura del monte. Il sindaco resta con l'elmetto in testa. E le idee chiare.