La
frana di Lodrone ora fa meno paura
Assemblea
pubblica sui lavori
E' escluso un nuovo «collasso»
Scaglia, Bortolotti e i tanti tecnici possono rassicurare
di Ivo Butterini
STORO. Assemblea popolare di aggiornamento della situazione sui
movimenti franosi del Rio Santa Barbara venerdì sera al
Polivalente di Darzo. Di fronte al sindaco Scaglia, al dirigente
della Provincia ingegner Bortolotti, ai geologi Manica e
Campedel e ad altre autorità, la popolazione di Lodrone si è
radunata al Centro Polivalente di Darzo per avere le ultime
novità.
L'assemblea è stata introdotta dal sindaco che dopo essersi
scusato per i disagi che la popolazione ha dovuto subire nelle
due evacuazioni e per la costante paura di questi mesi, ha
ringraziato le autorità intervenute cedendo la parola
all'ingegner Bortolotti il quale l'ha immediatamente data ai
geologi.
Il dottor Manica e dottor Campedel si sono quindi alternati per
spiegare, con l'aiuto di schemi, tabelle, foto e simulazioni
proiettate su uno schermo, la storia della frana e la sua
attuale situazione. Il movimento franoso si trova su due tipi di
roccia antichissimi, risalgono infatti a 280 milioni di anni fa,
una roccia vulcanica, quella verso Macaone, e una
vulcano-sedimentario quella verso il basso. Appurata la
tipologia geologica della zona si è constatato che non si
trattava di una sola frana, ma che c'erano due distinti
movimenti.
Dopo un primo posizionamento di estensimetri artigianali si è
passati a sistemi sempre più sofisticati fino al controllo a
distanza con un rilevatore fisso e otto distinti punti collocati
nella zona interessata alla frana che attraverso un sistema di
vetrini e con il raggio della luce rileva ogni minimo movimento
che viene trasmesso alla centrale dei vigili del fuoco di
Trento. La prima anomalia riscontrata dai tecnici è stata la
copiosa abbondanza di acqua proveniente da alcune sorgenti della
zona nonostante la scarsa piovosità del periodo: allora la
portata d'acqua era di 10 litri al secondo, oggi, in presenza di
abbondante piovosità, è di 1 litro al secondo. Per quanto
riguarda il Rio Santa Barbara esso si presenta con le medesime
caratteristiche degli altri torrenti della zona come il Sorino e
il Giulis quindi assolutamente nella normalità.
In occasione delle piogge autunnali le due frane hanno segnalato
degli evidenti movimenti, ma con tendenza alla stabilizzazione.
Dal 13 ottobre, dalla frana più a sud, si formata una ulteriore
frana, chiamata frana tre che si è staccata di quasi dieci
metri. Gli interventi effettuati dall'Azienda Speciale di
Sistemazione Montana sono stati indirizzati nella pulizia
dell'alveo, nella predisposizione di invasi per accogliere le
masse franose, nella costruzione di briglie per decelerare
l'eventuale materiale verso il basso, per selezionarlo e
separarlo e per permettere al l'acqua di defluire, quindi sono
stati costruiti dei tomi di deviazione per indirizzare la colata
lontano dall'abitato. Oggi la parte potenzialmente pericolosa è
quella della frana tre, ma essa non può creare danni perchè i
lavori già effettuati la rende inoffensiva. Inoltre il suo
movimento è lentissimo e un eventuale collasso della zona è da
escludere. Rimane da costruire una nuova griglia che dovrebbe
fermare la colata fin dalle sue origini ed effettuare delle
trivellazioni per capire l'esatto spessore della frana. In ogni
caso i lavori verranno portati a termini entro il prossimo
autunno. La serata è stata chiusa dall'ingegner Bortolotti che
ha assicurato sull'assenza di acqua nel tunnel della condotta
Caffaro e che la magistratura sta facendo le proprie indagini
per chiarire le eventuali responsabilità.
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La zona dei lavori

Due immagini del monte con la frana che ha minacciato |