L'Adige del 28 ottobre 2000
LODRONE - «Non posso dire di essere contento, perché queste non sono cose che possano far piacere, tuttavia devo constatare che con la mia sollecitazione avevo preso la strada giusta». E' questo il commento a caldo dell'onorevole Luigi Olivieri dopo il sequestro della condotta della Caffaro. Nei giorni scorsi il deputato giudicariese aveva sollecitato la procura della Repubblica di Trento ad intervenire per porre sotto sequestro l'impianto, cosa avvenuta giovedì.
Il materiale documentario giunto sul tavolo del Procuratore Francantonio Granero era assai corposo. Si andava dalla documentazione prodotta dalla Protezione Civile di Roma alle ricerche dei geologi, per finire con l'esposto di Olivieri. A questo punto non è rimasto che inviare sul posto i carabinieri di Storo, agli ordini del maresciallo Angelo Rasi, per mettere i sigilli sulla diga di Valdorizzo, sopra Bagolino, luogo di partenza della condotta di sei chilometri e mezzo che porta l'acqua alla centrale di Ponte Caffaro. Altri sigilli sono stati posti nella condotta, all'altezza di Riccomassimo, dove i Carabinieri hanno trovato una squadra di operai di una ditta di Sondrio che stavano effettuando lavori di manutenzione straordinaria. Gli operai sono stati fatti uscire e la galleria è stata chiusa.
«Troppo tardi», dicono a Lodrone, dove dall'inizio della buriana ci si lamenta perché la Caffaro non avrebbe fatto alcuna manutenzione alla condotta negli ultimi quarant'anni. Ora le indagini sono avviate, perciò la condotta rimarrà chiusa, certamente con un danno per la proprietà, ma con un sospiro di sollievo per i lodronesi. Come si ricorderà, la condotta è stata la prima imputata fin dall'inizio dello scivolamento del costone sopra Lodrone, anche se nessuno l'ha mai detto ufficialmente: troppo grossi gli interessi in ballo, e di conseguenza grande attenzione nell'esprimere giudizi ufficiali.
Tuttavia erano stati diffusi messaggi che, pur non essendo espliciti, facevano sospettare. Primo: dalle analisi di laboratorio l'acqua in uscita dalla sorgente formatasi ai piedi del costone franoso aveva caratteristiche simili a quella della condotta, mentre non assomigliava all'acqua del rio Santa Barbara e dell'acquedotto di Lodrone. Secondo: dopo la chiusura prudenziale della condotta la sorgente ha cominciato lentamente a ridurre la sua portata d'acqua, fino ad esaurirsi o quasi. Terzo: era stata immessa la fluorescina (un tracciante colorato) nella condotta; dopo alcuni giorni è uscita dalla sorgente. Quarto: dopo la chiusura della condotta anche la frana ha rallentato visibilmente lo scivolamento (tranne nei giorni delle grandi piogge di metà ottobre), fino quasi a fermarsi. Quinto: nell'ultimo chilometro la condotta presentava buchi di una certa rilevanza. Si può dedurre qualcosa? Non spetta a noi farlo: la magistratura sta indagando.