L'Adige del 29 ottobre 2000
di GIULIANO BELTRAMI
CAFFARO - Raccontano che giovedì scorso, quando le forze dell'ordine si sono presentate nella sede della Caffaro, a Ponte Caffaro, per notificare il sequestro dell'impianto che porta l'acqua da Valdorizzo alla centrale, l'ingegnere presente sia sbiancato in volto mentre prendeva in mano il telefono per chiamare i responsabili a Milano e a Brescia. D'altronde il colpo non deve essere di quelli facili da incassare: la giustizia ha i suoi tempi, e la chiusura della condotta significa arresto della centrale, con conseguenze economiche pesanti.
La Caffaro, in verità, non è nuova ad accuse per la sicurezza. Salta fuori ora un documento del luglio 1992, a firma Lega Ambiente Idro Chiese (una sezione che ha funzionato per qualche anno) e WWF delle Giudicarie (attualmente in disarmo pure quella dopo una onorevole esistenza fatta di battaglie in favore del territorio giudicariese). Lunedì 20 luglio di otto anni fa sulla strada fra Ponte Caffaro e Castagneta si ruppe una tubatura che portava l'acqua alla centrale. «Per fortuna non c'erano persone», si legge nel documento, «altrimenti quel giorno sarebbe tristemente da ricordare. Invece è solo un giorno da dimenticare».
«Ponte Caffaro, Bagolino, Gaver e Valdorizzo - scrivevano i protezionisti - sono sovrastati da una serie di impianti di regimazione dell'acqua a scopi idroelettrici, per cui è necessario porsi la questione della sicurezza. Tanto più in una situazione di incertezza e di mancanza di informazioni chiare, che dovrebbero essere date dalla società proprietaria degli impianti».
Quando si chiedono informazioni, la Caffaro, secondo quel documento, «risponde tranquillizzando a buon mercato: i fatti dimostrano il contrario». Sulla testa degli abitati locali, come scrivevano Legambiente e WWF con spirito premonitore, «ci sono condotte forzate, bacini e linee fatiscenti». Un'altra frase suonava profetica: «Nonostante i costi di costruzione siano stati ammortizzati, la ditta incassa gli utili senza preoccuparsi di reinvestire in manutenzioni e soprattutto in ammodernamenti. Stavolta è andata bene», si rallegrava il documento pensando al 20 luglio ed allo scampato pericolo, «com'è andata bene quando si è rotta la tubatura di monte Suello. In futuro cosa può accadere? Che affidabilità danno questi signori, i quali non si sono mai presi la briga di avvertire la popolazione sullo stato reale dei loro impianti?», ringhiavano i protezionisti, che chiedevano trasparenza.
Sono passati otto anni da allora, e la Caffaro ha pure cambiato proprietà, passando dalla Fiat a Snia e Falk. Sotto sequestro è finita una delle condotte forzate prese di mira da Lega Ambiente e Wwf in quel tempo. E' inutile dire che fino alla conclusione delle indagini non è possibile attribuire colpe o responsabilità di sorta. Certo, quel documento, dopo le moltissime chiacchiere fatte in quest'ultimo mese a proposito della condotta della Caffaro e della frana di Lodrone, getta una luce che possiamo definire diversa su tutto l'accaduto. E poi c'è chi definisce i protezionisti «le solite cassandre»...