Da L'Adige del 5 giugno 2001
in cronaca di Trento (pag.27)
Lodrone, lite sulla perizia
miliardaria
I pm: così si capirà la frana
La difesa: non serve a nulla
Giustizia
I periti chiedono di eseguire alcuni esperimenti nella
condotta. Costo: un miliardo
e 200 milioni
Un miliardo e 200 milioni. Tanto
rischia di costare la perizia che dovrebbe chiarire se esista o meno un nesso
causale tra lo smottamento che incombe sopra Lodrone e l´attività dell´impianto
idroelettrico gestito dalla Caffaro. Certo, chiarire gli aspetti geologici del
problema, mettendo così al sicuro una volta per tutte la frazione di Storo, non
ha prezzo. E su questo probabilmente sono tutti d´accordo. Il problema è che
le parti sono divise sull´effettiva efficacia di questi accertamenti. I periti
nominati dal giudice Marco La Ganga, e così anche i consulenti della procura,
sostengono che le costosissime analisi sono necessarie per stabilire il nesso
causale; il pool di esperti della difesa, tra cui ci sono alcuni dei nomi più
importanti della geologia internazionale, ribattono che questo tipo di
accertamenti non porteranno certezze.
Le parti si sono ritrovate ieri in udienza per chiarire la questione. I periti
del gip, gli ingegneri altoatesini Gunter Rinzner e Icilio Starni, hanno
ripetuto la necessità di compiere una serie di esperimenti nella condotta. In
particolare si tratta di riempire d´acqua l´impianto, di portarlo in pressione
e, attraverso una serie di sonde, cercare di seguire i flussi d´acqua. Un tale
intervento avrebbe però dei costi elevati: una ditta specializzata del gruppo
Enel ha fatto un preventivo di un miliardo e 200 milioni. Sono state ipotizzate
anche soluzioni più economiche, ma anche in questi casi i costi sarebbero di
poco inferiori al miliardo di lire.
Anche i consulenti della procura, gli ingegneri Alberto Burghignoli di Roma e il
collega Giampaolo Giani di Parma, insistono sulla necessità di compiere questi
accertamenti. Secondo i due tecnici è accertato che dalla condotta c´erano
infiltrazioni d´acqua, che queste filtravano verso la frana, ma allo stato
degli atti non è possibile concludere se esse siano o meno causa dello
smottamento. Dunque gli esperimenti sarebbero necessari e per dar forza a questa
richiesta ieri in aula accanto al pm Carmine Russo c´era anche il procuratore
Francantonio Granero.
La difesa dei sei manager della Caffaro, con l´avvocato Vanni Ceola in prima
fila, risponde con una vera e propria «task force» di consulenti. Coordinatore
del team di ingegneri e geologi è il professor Gianfrancesco Rochi. Con lui
collaboreranno una decina di tecnici tra cui anche uno svizzero, un polacco e il
professor Chandler di Brighton in Sussex, assurto alle cronache internazionali
per aver "raddrizzato" la Torre di Pisa. Ebbene, proprio Chandler tra
gli altri ha insistito sostenendo che gli accertamenti voluti dai periti non
serviranno a stabilire con certezza il nesso causale tra l´esistenza della
condotta e la frana. Questa posizione dunque è supportata da considerazioni
tecniche di rilievo assoluto, ma i maligni potrebbero pensare anche ad
inconfessabili ragioni economiche. In caso di condanna infatti gli imputati
dovrebbero accollarsi le spese legali, compreso dunque il costo della perizia.
Ma valutazioni economiche dovrà farle anche il gip La Ganga chiamato a decidere
se andare avanti o meno con gli accertamenti. In caso di archiviazione la spese
infatti rimarrebbe a totale carico dello Stato.