Paolo Campedel
(Geologo Prov. Trento):
"Ci porteremo con l'elicottero verso sud
ovest a circa 5 Km da qui, al di sopra della frana, per avere, appunto,
la visione dall'alto, la collocazione della frana rispetto all'abitato
di Lodrone."
Elicottero in
volo
"Ecco qui abbiamo una visione globale: l'abitato di Lodrone
nella parte bassa...il Rio Santa Barbara e in alto a sinistra abbiamo la
zona in frana."
D - "Quella
vicino al castello?"
"Piu' su, piu'
su, lassu' dove ci sono quelle linee di distacco, dove ci sono quella
serie di abeti, quegli alberi piu' verdi. La cosa piu' evidente e' una
grossa spaccatura, una grossa frattura che percorre tutta la parte
superiore della frana."
Remo Melzani
(cacciatore)
"Quella mattina mi sono alzato alle cinque e sono
andato in montagna per guardare se c'era qualche
cinghiale...cosi'...passavo sempre in quel sentiero li' e quella mattina
vedo delle crepe, insomma del nero. Era notte, si vedeva il nero, la
striscia nera...il cinghiale fa la striscia nera, dopo sono andato li' a
vedere con l'acetilene e ho visto che era una crepa."
Abitanti di
Lodrone (Trento) sul luogo mostrano le crepe
"Questa e' una
crepa. Il capanno del cacciatore prima era li' e dopo e' scivolato a
valle...vicino a quest'albero sradicato si vede un po' di lamiera..
laggiu' proprio...
Remo Melzani
(cacciatore)
"...Allora dico al mio amico: bisogna andare a
Storo, dal Comune per dirgli di far qualcosa, di andare a vedere,
cosi'...allora va dentro, viene fuori con un ingegnere che non so che
ingegnere che era, m'han detto: il posto, gliel'ho spiegato, e' andato
su, ritorna e m'ha detto l'e' una roba grave quella li', ha detto....
l'e' una roba grave."
Si capisce subito
che solo per un caso non ci sono stati centinaia di morti, che il
pericolo
e' grave. Sotto la frana c'e' Lodrone di Storo in
provincia di Trento e ci sono 800 persone. Prima che diventi una nuova
Stava, una nuova Sarno, il paese viene evacuato. Le strade sono chiuse. La
frana si muove rapidamente. Sensori e centraline vengono piazzati per
monitorare il mostro. Per un attimo si pensa alla solita e banale, tra
virgolette, storia di dissesto idrogeologico, ma non e' cosi'. Ci sono
segnali strani e contrastanti: per prima cosa siamo ai primi di settembre,
non c'e' stata molta pioggia, anzi, ma la frana si e' mossa per colpa
dell'acqua, e poi c'e' l'acqua torbida e c'e' il Rio Santa Barbara che a
monte e' quasi secco e sotto, ai piedi della frana gonfio come se fosse
inverno, alimentato da alcune sorgenti che nessuno ha mai visto prima e
che vengono fuori dai piedi della frana.
Videoamatore
"In questa zona qua nessuno si ricorda che
precedentemente ci fossero delle sorgenti. Queste qua sono sorgenti
nuove perfettamente nuove, mai viste da nessuno... e allora...questa e'
la prima sorgente che s'intravede, la seconda e' questa, la
seconda..."
D - "Viene dalla
base della frana?"
"...questa qua
proprio dalla base della frana, cioe' esce a rigagnoli dispersa su un
fronte di trenta quaranta metri e da li' si riunisce e forma un piccolo
torrente anche li' insomma."
Uno dei primi ad
arrivare sul posto e' Paolo Campedel, geologo della provincia di Trento,
di turno quel giorno per le emergenze. E lui stesso rimane sorpreso per
quella frana e ancora di piu' da quelle uscite d'acqua. Da dove
vengono?
Paolo Campedel
(geologo Provincia autonoma di Trento)
"L'unica cosa m'era stata
fatta una segnalazione della presenza, appunto, della condotta, della
galleria di adduzione di questo impianto."
D - "Che
rispetto alla frana dov'e'?"
"Ecco allora, la
frana e' localizzata in questo punto qui...a circa un chilometro di
distanza giunge la galleria di adduzione."
La galleria di cui parla
Paolo Campedel fa parte di un impianto idroelettrico di proprieta' della
societa' lombarda, Caffaro Energia.
La diga che stiamo vedendo qui
sotto e l'invaso sono il serbatoio d'acqua e sono in provincia di
Brescia. L'acqua arriva alla centrale elettrica tramite una galleria
forzata sotterranea, quella di cui parlava Campedel, la galleria parte
dall'invaso e passando sotto la montagna che stiamo sorvolando entra in
provincia di Trento.
Paolo Campedel
(in elicottero)
"Ecco ora stiamo percorrendo, stiamo
rientrando in direzione della galleria."
D - "La parte
sotterranea, dove passa?"
"Sotto di noi,
piu' o meno seguiamo la direzione della galleria......E qui sotto
abbiamo la centrale....ecco, vedi che la centrale e' in sponda destra
del fiume Caffaro, quindi e' in Provincia di Brescia. La parte sinistra
invece, li' dove c'e' la condotta forzata e' Provincia di
Trento."
Li', dove si vede
quel casottino bianco, la galleria sotterranea esce in superficie e
diventa condotta forzata esterna.
Proviamo a disegnarci i vari elementi
sulla mappa ....la riga rossa segmentata e' il confine tra le due
provincie, a destra c'e' Trento... a sinistra Brescia...la diga che
abbiamo visto dall'elicottero e' in provincia di Brescia, da qui, segnata
in blu, parte la galleria sotterranea che porta l'acqua, entra in
territorio di Trento, poi, dov'e' il quadratino blu, esce in superficie,
diventa condotta esterna e arriva alla centrale elettrica, che per una
manciata di metri e' in provincia di Brescia, appena dall'altra parte
Lodrone.
Ora vediamo la posizione della frana, e' questa che segniamo
in viola, tra la frana e la galleria c'e' meno di un chilometro. E proprio
su questa galleria si gioca tutto. Le gallerie sono sotterranee e delle
gallerie ci si dimentica. E' attorno a questa galleria che indaga la
nostra storia.
Paolo Campedel
(in elicottero)
"Il rischio e' l'abitato di Lodrone, perche' la
frana cadendo puo' ostruire la valle. Se questa ha delle grosse portate
puo' causare un invaso... ovviamente lo sbarramento potrebbe cedere da
un momento all'altro, quindi generare una colata detritica che
percorrerebbe la parte inferiore del rio fino poi a finire sul
paese."
(Su cartello
Trentino)
Quel
cartello segna l'inizio della provincia di Trento, in mezzo il fiume
Caffaro e sull'altra sponda la centrale elettrica.
Quando si capisce
che la condotta della Caffaro poteva essere la causa delle nuove sorgenti
d'acqua e quindi della frana, in una riunione presso il Commissario di
Governo viene deciso di chiudere la galleria. Ma l'acqua non viene tolta
subito. Insieme all'acqua, nella galleria viene immesso un tracciante, la
fluoresceina. 2 settimane dopo la fluoresceina spunta ai piedi della
frana. Quel segnale viene letto come una chiara prova che quella galleria
perde acqua, quell'acqua che va a formare le strane sorgenti alla base
della frana.
Massimiliano
Saini/resp.Protezione Civile presso Commissariato del Governo
(Tn)
"Se ci ha messo due settimane, diciamo cosi', una goccia
d'acqua ad arrivare da dove e' stata messa fino al piede della frana
significa che, secondo noi, ma secondo i geologi, che la frana era
completamente imbevuta d'acqua. Abbiamo fatto un rapido calcolo, ma per
difetto, abbiamo calcolato le immissioni delle sorgenti al piede della
frana per i giorni che ci sono voluti per far uscire la fluoresceina,
abbiamo calcolato che piu' o meno il corpo della frana fosse imbevuto di
qualcosa come un milione di metri cubi d'acqua, e' una quantita' enorme
insomma..."
D - "Quindi si
sono accumulati in un tempo lungo?"
"Molto
lungo!"
Quindi quella
galleria non solo perde, ma perde da non si sa quanti anni.
Ora la
galleria e' chiusa, ma la montagna e' ancora piena d'acqua, fradicia di 1
milione di metri cubi d'acqua e la frana continua a scendere.
Nella
caserma dei Vigili del Foco di Storo sensori e computer la scrutano in
tempo reale.
Franco
Berti/comandante Vigili del Fuoco di Storo (Tn)
"Si e' visto
proprio la velocita' della frana legata alla quantita' d'acqua che
usciva dalle sorgenti, dalle sorgenti che noi abbiamo ipotizzato essere
alimentate dalla condotta. Chiusa la condotta, quindici giorni dopo
quasi esaurite le sorgenti e diminuito di molto il movimento franoso di
questi due corpi"
Un altro
collegamento chiaro e diretto: chiusa la galleria, l'acqua diminuisce e la
frana rallenta.
Ma questa galleria chi la controlla?
Il 14 settembre
il cacciatore da' 'allarme, il 20 settembre la galleria viene chiusa, il
26 si va dentro, ma l'ispezione ufficiale e' quella del 5 ottobre. Ci sono
i tecnici della Caffaro Energia, c'e' il suo consulente ingegner Roger
Bremen, c'e' il geologo della Provincia Autonoma di Trento e c'e'
l'ingegner Bianchi del Provveditorato Opere Pubbliche della Lombardia, che
rappresenta il Ministero dei Lavori Pubblici che a suo tempo, nel '59
rilascio' la concessione alla Caffaro.
Le foto parlano da sole, buchi e
fessure ovunque, dietro il cemento corroso ormai si vede la roccia, ma
soprattutto, li' dove la galleria esce in superficie, nel punto piu'
vicino alla frana, c'e' un buco di 25/30 metri quadrati come dice il
verbale d'ispezione.
Ma e' prima, al momento di aprire i cancelli che
viene fuori la verita' piu' sconvolgente.
Paolo
Campedel/geologo Prov. Autonoma di Trento
"Mentre si aprivano i
vari portelli, sentivo dire dalla gente che praticamente eravamo i primi
ad entrare in questa galleria prima, da quando era stata costruita: anno
di costruzione 1960, mi sembra, o '61."
D - "Quindi
quarant'anni che non veniva ispezionata?"
"Queste erano le
voci che avevo raccolto..."
D - "Ma lo
dicevano anche quelli della Caffaro oppure le persone..."
"Ma no era il
personale che era della Caffaro".
Massimiliano
Saini/resp. Protezione Civile presso Commissariato del Governo
(Tn)
"Credo che lo disse lo stesso ing. Lombardi quando gli
chiesi se si poteva chiudere questa galleria - stiamo parlando ancora
della riunione del 18 Settembre - mi disse non lo so perche' non e' mai
stato fatto."
Ci infiliamo nel
tunnel che porta alla centrale, alla fine il cancello lo troviamo aperto,
sta uscendo un'auto: e'' quella dell'ingegner Lombardi, ma lui non vuole
parlare o non puo', e' indagato. Parliamo al telefono con il capo delle
relazioni esterne. Ci da' appuntamento per il giorno dopo a Milano, presso
lo studio di un avvocato.
La mattina dopo, a Milano, ci dicono che
l'appuntamento e' saltato.
Decidiamo di andare all'indirizzo scritto
sulla carta intestata della Caffaro: Sesto San Giovanni, Viale Italia 590.
Ma quando arriviamo davanti al 590, non troviamo il nome della Caffaro,
c'e' solo il nome della Sondel, gruppo Falck.
Proviamo a fare una
visura tramite Internet e scopriamo che Caffaro Energia era nata un paio
di anni prima da una costola di Caffaro SpA, Industria Chimica ed
Elettrochimica, che poi cede, a fine '99, il 50% alla Sondel e dopo
qualche mese l'altro restante 50% alla SNIA. E siamo ad aprile 2000. Ma
arriva una telefonata sul cellulare.
Telefonata
Ketty Tabakov/resp. comunicazione Gruppo Falk
"Scusate se vi ho
fatto aspettare ma solo ora ho avuto la conferma. Voi potreste fra una
mezz'oretta, prima di andare dall'altra parte fare questo minuto
d'intervista? Noi siamo pronti, non c'e' nessun
problema."
D -
"Dove?"
"Dove dovevamo
farlo stamattina, in Corso Venezia 40, dall'avv.
Spagnolo."
D - "A nome
della Snia?"
"No a nome della
Caffaro Energia."
D - "Appunto
...essendo posseduta la Caffaro Energia al 50% dalla Snia e dalla Sondel,
va bene lo stesso?"
"Si', si', si'
noi siamo concordi e io parlo a nome della Caffaro
Energia."
L'incontro e' con
la dottoressa Tabakov, responsabile della comunicazione del gruppo Falck.
L'avvocato Spagnolo sara' presente a tutto l'incontro, seduto di fronte
alla signora, ma non deve apparire.
D - "Voce
unanime e' quella della manutenzione di queste condotte: da quarant'anni,
da quando e' stata data la concessione, la Caffaro non fa manutenzione di
queste condotte."
"Questo non e'
vero, sono state fatte manutenzioni periodiche nel passato, le posso
riferire delle due piu' recenti, una e' stata fatta nel '96, l'altra nel
'98. Sono stati fermati completamente gli impianti, quindi anche la diga
e in quell'occasione sono stati fatti controlli strumentali sulla
galleria. Naturalmente, in occasione di questi controlli tutto e'
risultato funzionare nella normalita'."
D - "Strumentali
che significa? Si e' andati in galleria?"
"Si', si'
certamente, sono stati misurati, con strumenti idonei, presi quei
criteri, quei dati che erano necessari per definire la funzionalita'
della galleria."
D - "In che anno
questo?"
"Nel '96 e nel
'98 sono state le ultime due."
D - "E non sono
state registrate fenditure, rotture del rivestimento della
condotta?"
"Come le ho detto
la funzionalita' della condotta risultava
corretta."
D - "Voi siete
tenuti a tenere un registro delle manutenzioni?"
"Ehmm...credo
proprio di si'."
A questo punto
l'avvocato Spagnolo blocca la dottoressa Tabakov e la corregge: la
galleria non e' stata svuotata per i controlli.
Ketty Tabakov
(continua)
"Per quanto riguarda i controlli strumentali, la
galleria non e' stata svuotata, e' stata mantenuta in pressione, sono
state fatte delle misurazioni a monte e a valle ed e' stato cosi'
possibile definire che la galleria funzionava in modo corretto. Per
quanto riguarda, invece, i registri non sono certa se sia obbligatorio o
no avere un registro delle manutenzioni. So che la Caffaro Energia ha i
registri dai quali risultano le fermate degli impianti e le attivita' di
manutenzione svolte durante quelle fermate."
D - "Quindi non
riesce a dirmi se siete tenuti o meno a pubblicare questo registro, cioe'
a renderlo noto ad un'istituzione di riferimento: Ministero del Lavori
Pubblici, Provveditorato, Genio Civile...cioe' non c'e' nessuno che ve lo
richiede?"
"In questo
momento non ve lo so dire ma credo che, al limite, uno si possa
informare...adesso non lo so..."
Fuori
campo
"quello delle fermate..."
Tabakov
(continua)
"Comunque io vi pregherei di una cosa pero', con
molta franchezza, io questa cosa l'ho dovuta verificare con il partner
Snia e fin qua potevo dire le cose."
Avevamo chiesto di
parlare con un tecnico della Caffaro e ci fanno parlare con un
comunicatore, per giunta del gruppo Falck. In ogni caso quello che
volevamo sapere l'abbiamo saputo: la galleria non era stata svuotata per
essere ispezionata e ricordiamolo, quella non era un aggeggio qualunque ma
qualcosa di molto pericoloso. Ma la domanda inquietante e': chi doveva
controllare che la Caffaro facesse le sue manutenzioni? Chi doveva
garantire l'incolumita' pubblica.
Ci procuriamo il disciplinare che
regola la concessione. E' intestato Ministero Lavori Pubblici,
Provveditorato della Lombardia. Lombardia perche' sia la diga, sia la
centrale sono in territorio di Brescia, anche se la galleria passa in
Trentino. Chiediamo un incontro con il Provveditore.
Amedeo
Liverani/Provveditore alle Opere Pubbliche della
Lombardia
"Durante le due visite annuali che facevamo, ed erano
obbligatorie una ogni sei mesi, noi ovviamente ci rendevamo conto del
grado di efficienza del manufatto, teniamo conto che erano manufatti di
grande importanza strategica, per cui la conoscenza si ha anche nel
contatto...quando si e' sul territorio uno sa quello che avviene sul
territorio. Durante queste visite, poi venivano tutte verbalizzate, sono
tutti agli atti questi verbali che negli anni sono stati fatti. Il
nostro ingegnere capo dell'epoca, che fosse Genio Civile o Sezione
Territoriale comunque si premurava di acquisire un verbale da cui,
ricavando tutta una serie di considerazioni che scaturivano dal
sopralluogo, perche' non era un atto burocratico che si faceva a
tavolino, era un atto che scaturiva da una serie di sopralluoghi, sui
quali si faceva un'ispezione puntuale alla tenuta del
manufatto."
La nostra domanda
era chiara: e' stata svuotata la galleria? La risposta del Provveditore
non siamo riusciti a capirla. Ma la Caffaro stessa ha appena ammesso che
la galleria non era stata svuotata.
I conti non tornano, la galleria
era piena di buchi e forse da tantissimo tempo. Cerchiamo l'ingegner
Bianchi che ha presieduto l'ispezione in galleria del 5 ottobre e che
contraddice il suo stesso Provveditore.
Angelo
Bianchi/Ing. capo Prov. Bs del Provv. OOPP
"Sono stati rilevati
dei problemi a livello di realizzazione della galleria, pertanto si puo'
ritenere che per quelle porzioni non siano stati realizzati interventi
di manutenzione straordinaria."
D - "Ma per lei
era accettabile, rispetto a quello che ha visto, il tipo di
manutenzione..."
"Sicuramente no
perche' abbiamo ordinato degli interventi di
manutenzione."
L'ingegner Bianchi
dello stesso Provveditorato parla addirittura di problemi in fase di
realizzazione della galleria, di manutenzioni carenti e i controlli di cui
parla il Provveditore cosa controllavano?
Ma la tesi del
Provveditore e' un'altra: abbiamo controllato si, ma fino al '95, poi
tutto e' passato all'Ufficio Dighe sotto la Presidenza del
Consiglio.
Amedeo
Liverani/Provv. OOPP della Lombardia
"Dopodiche' non e' piu'
compito nostro, io non posso sostituirmi al Servizio Nazionale
Dighe."
Dunque il
Provveditore di Milano dice che la loro competenza sui controlli e' finita
nel '95 quando tutta la vigilanza e' passata nelle mani del Servizio
dighe. Il servizio dighe dipende dagli uffici della Presidenza del
Consiglio a Roma. Ci andiamo. Vogliamo capire se quello che ha detto il
Provveditore Liverani, cioe' che dal '95 i controlli li fa il servizio
dighe, e' vero.
Paolo
Poliani/Servizio Naz. Dighe/Uff. controllo dighe in esercizio
"No
in realta' questo non avviene. C'e' stata una fase in cui si facevano
sopralluoghi congiunti, ed e' stata una fase molto utile, fu il
passaggio di consegne a cavallo tra il '94 e il '95, in cui gli
ingegneri del Provveditorato affiancavano i nostri per poter fare le
ispezioni alle dighe ma mai e' stata posta la questione del controllo
della derivazione, non e' mai stata messa sul tappeto, non e' mai stata
consegnata al servizio dighe."
Quindi il Servizio
Dighe controlla le dighe, ma non la galleria di derivazione. E ancora il
nostro punto e': chi controlla la galleria?
Studio - Milena
Gabanelli
I Vigili del
Fuoco dicono:
"Il fuoco lo puoi contenere, l'acqua no, pertanto,
tutte le volte che si ha a che fare con l'acqua tutti i soggetti coinvolti
devono vigilare".
Ma in Italia sembra
che le tragedie non insegnino mai niente. La legge dice: "Tu ti devi
preoccupare fino alla fine di questo marciapiede, poi la competenza passa
a qualcun altro". Ma se un millimetro piu' in la' crolla il mondo, e' la
tua coscienza che ti obbliga ad intervenire.
E cosi' succede che nelle
montagne sopra a Stava ci sono due bacini di contenimento di scarti di
lavorazioni di una miniera e questi invasi crescono in altezza a vista
d'occhio. Ma nessuna autorita' interviene perche' tutti pensano che debba
intervenire qualcun altro.
Repertorio
Tg1
...Cosi'
succede che il 19 luglio del 1985 alle 12.22 il terrapieno del bacino
artificiale si rompe e l'acqua viene giu' insieme ai detriti.
Formano
questo canalone e seppelliscono STAVA.
Quell'invaso artificiale non era
una diga, non era un bacino, non era niente. Perche' non era nemmeno
segnato sulle carte, cosi' nessuno lo controllava.
E alla fine c'e' un
paese che va via. Muoiono 268 persone.
Sono passati 15 anni, siamo
sempre in Trentino e l'acqua continua ad avere delle zone che sono terra
di nessuno.
Per capire chi
dovrebbe controllare questa benedetta galleria torniamo ai giorni
immediatamente successivi all'allarme frana, ai nostri
documenti.
Vediamone due in sequenza: il verbale d'ispezione porta la
data del 5 ottobre, accanto alle firme dei presenti facciamo bene
attenzione all'orario di chiusura: la seduta termina alle 18, del 5
ottobre, di sera, in Trentino. Osserviamo quest'altra lettera del
Ministero Lavori Pubblici Provveditorato di Milano: 6 ottobre, sono
passate poco piu' di 12 ore e il Provveditorato vista la relazione tecnica
del consulente della Caffaro Ingegner Bremen ne ordina i lavori. Poco piu'
di 12 ore per approvare una relazione tecnica...
D - "Vi siete
coordinati con l'Ufficio Dighe?"
Angelo
Bianchi/ing. capo Prov. Bs Provv. OOPP Lombardia
"No io non ho
parlato con nessuno...non sono riuscito a parlare con nessuno
dell'Ufficio Dighe."
D - "Ma se lei
dice di non essere piu' competente, perche' ordina dei lavori e stabilisce
anche il tipo di manutenzione, che invece, secondo lei, spetta all'Ufficio
Dighe?"
Amedeo
Liverani/Provv. OOPP Lombardia
"Il problema e' questo: se non
l'avessimo fatto noi, probabilmente non l'avrebbe fatto nessuno. Perche'
la Regione, la Provincia non hanno competenza specifica nel settore, il
Servizio Dighe neanche...loro in questa situazione di relativa
incertezza normativa, io la chiamo incertezza perche' c'e' qualche
lacuna oggettivamente che non aiuta a individuare l'esatta
legittimazione ad intervenire."
Non e' vero la
legge c'e' ed e' chiara, e' il Testo Unico delle acque del '33 che
attribuisce la facolta' al Ministero dei Lavori Pubblici di togliere la
concessione nel caso di cattivo uso del concessionario dell'acqua
pubblica. Questo significa che il Ministero Lavori Pubblici, attraverso il
suo Provveditorato, doveva controllare lo stato di salute della
galleria.
Ma ritorniamo ai
fatti. I lavori ordinati in tutta fretta dal Provveditorato vengono
bloccati dalla Procura di Trento che mette la Galleria sotto sequestro su
segnalazione del deputato trentino Onorevole Olivieri che teme un
inquinamento delle prove.
On. Luigi
Olivieri
"Dire che si sarebbero cancellate delle prove non sono
in grado di dirlo, dire invece che tutta la questione sarebbe stata
molto piu' difficile nel ruolo dell'accertamento e nell'accertamento
giudiziario sicuramente questo e' facilmente
sostenibile."
A complicare le
cose arriva la risposta del sottosegretario ai Lavori Pubblici Onorevole
Bargone all'interrogazione parlamentare dell'Onorevole Olivieri, la
risposta dice: a seguito del decreto legislativo 11 novembre 1999 che
prevede il trasferimento del demanio idrico statale alla Provincia
Autonoma di Trento, le problematiche evidenziate non rientrano piu' nella
competenza del Ministero dei Lavori Pubblici.
Le parole
significano:
A) che i Lavori Pubblici erano competenti fino al
99;
B) che se dal '99 il Ministero non e' piu' competente a che titolo
il Provveditore di Milano ordina i lavori alla Caffaro?
Torniamo a
Trento e proviamo a chiedere al Provveditore Trentino cosa ne pensa delle
parole del suo Sottosegretario.
Donato
Carlea/Provv.OOPP Trentino Alto Adige
"Le condotte legate
all'opera di derivazione non fanno parte del demanio idrico, le condotte
legate all'opera di derivazione, sono legate al serbatoio e sono legate
all'impianto idroelettrico gestito dalla Caffaro, sono della
Caffaro."
D - "Che siano
della Caffaro, certo e' evidente, ma pur essendo quindi in territorio
trentino pero' non rispondono alla Provinca Autonoma di Trento, cosi'
e'?"
"Ripeto...io
ripeto... non rispondono al territorio...rispondono alla
struttura."
Il Provveditore
Opere Pubbliche di Trento sconfessa praticamente il suo stesso
Sottosegretario.
Dire che stiamo assistendo ad uno scaricabarile e'
poco se non altro per il dettaglio che una frana rischiava di seppellire
un intero paese.
Decidiamo di sentire il diretto interessato, il
Presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai.
Quando
arriviamo c'e' Consiglio, ci facciamo annunciare, capiamo che il
Presidente non ne sa nulla di quella risposta del sottosegretario Bargone,
notiamo che l'ingegnere capo della protezione civile della provincia, ing.
Bortolotti, comincia a fare telefonate per capirci su qualcosa, per capire
se la galleria era davvero passata sotto il controllo trentino.
Telefonata
ing.Bortolotti
"Hai visto quella risposta del On. Bargone
all'interrogazione dell'On. Olivieri che riguarda la galleria della
Caffaro..."
Altra
telefonata
"Se senti il mio messaggio chiamami fra dieci
minuti sul mio cellulare..."
Altra
telefonata
"Cioe' il Presidente vuole capire se con quel
decreto sono passate anche le competenze sulla galleria, sulla adduzione
alla centrale..."
Il consiglio
termina, da dietro i vetri vediamo l'ingegner Bortolotti che riferisce al
suo Presidente le risposte ottenute. Il Presidente e' pronto per
l'intervista.
D - "Il
sottosegretario ai LLPP On. Bargone dice che la competenza per il
controllo della galleria e' passato a voi e' vero?"
Lorenzo
Dellai/Presidente della Provincia autonoma di Trento
"E' vero che
la norma di attuazione che il Sottosegretario cita attribuisce alla
Provincia autonoma di Trento la piena responsabilita' su tutto il
demanio idrico pero' e anche vero che nel caso in specie questa norma
non si puo' assolutamente citare come pertinente infatti la norma dice
che e' responsabilita' della Provincia autonoma di Trento anche la
gestione di manufatti di questo genere qualora l'opera di presa o il
punto di maggiore rigurgito, cosi' si dice tecnicamente, siano sul
territorio della Provincia autonoma di Trento. Ora ne' l'uno, ne'
l'altro di questi due casi in questa fattispecie riguardano il nostro
territorio."
Di nuovo una legge,
una norma per tirarsi fuori, presa e rigurgito non sono in Provincia di
Trento. Ma questo non e' del tutto esatto, in quella galleria c'e' anche
acqua trentina. Basta aprire il disciplinare di concessione, in prima
pagina si parla di prese d'acqua nei comuni di Bagolino - Brescia e Storo
che come sappiamo sta a Trento. Succede che la galleria sotterranea quando
entra in provincia di Trento attraversa il Rio Riccomassimo e proprio qui
si trova un'altra presa d'acqua, acqua pura trentina, perche' la presa sta
sulla sinistra del Rio, in territorio trentino. Nella galleria dunque c'e'
un po' d'acqua trentina. Ma proviamo a immaginarci e fornire la risposta,
per tirarsene fuori: la presa e' minima, l'acqua Lombarda e'
prevalente.
Tutti in questa storia hanno pronta una legge, una norma
per tirarsene fuori, anche se la legge c'e' e parla chiaro, ma certo non
esiste alcuna legge che impedisce a tutti di vigilare perche' di
incolumita' pubblica stiamo parlando.