VERBALE NUMERO 6 - ASSEMBLEA POPOLARE
DEI CITTADINI DI LODRONE TENUTASI AL
CENTRO POLIVALENTE DI DARZO IL 26 SETTEMBRE 2000 ORE 20.30
sull’emergenza causata dal movimento franoso sul versante destro orografico del Rio Santa Barbara, a monte dell’abitato di Lodrone.
Il giorno ventisei del mese di settembre dell’anno duemila alle ore 20,30 al Centro Polivalente di Darzo, si è riunita su invito del sindaco la popolazione di Lodrone per dibattere sulla situazione di emergenza in corso.
Sono presenti al tavolo di presidenza:
Il sindaco Settimo Scaglia, il vicesindaco Vigilio Giovanelli, l’assessore Giovanni Luzzani, il capo dell’Ufficio tecnico Nicola Paoli , il professor Massimiliano Saini del Commissariato del Governo, Remo Tomasetti e Antonio Manica dell’A.S.S.M., Paolo Campedel del Servizio Geologico, Franco Berti, Vittorio Giacometti e Flavio Zanetti del Corpo Volontario Vigili del Fuoco, Antonio Flaim Ispettore comprensoriale dei Vigili del Fuoco, Giovanni Tomasi del Servizio Prevenzione Calamità Pubbliche, Angelo Rasi, comandante del carabinieri di Storo, Francesco Giacomolli presidente della associazione locale Carabinieri in congedo, e il sottoscritto segretario che verbalizza.
Fra il pubblico sono presenti dalle 400 alle 500 persone.
Il sindaco introduce la serata spiegando molto in sintesi la situazione, dicendo che molto è stato fatto, ma molto rimane da fare. Ringrazia gli operatori delle varie istituzioni e delle associazioni di volontariato che si sono prodigate per evitare ogni disagio possibile alla gente e ringrazia anche la popolazione per la comprensione e la pazienza e per i momenti di solidarietà vissuti in questa vicenda.
Passa quindi la parola a Remo Tomasetti che si assume anche l’incarico di moderatore della serata proponendo una scaletta di interventi. La frana sta rallentando e sembra che il fenomeno stia esaurendosi. Certo rimane lo stato di preallarme che può diventare allarme in caso di piogge. Chiede scusa per i disagi del futuro, ma «cerchiamo di agire» dice «come se abitassimo nelle vostre case». Espone quindi le linee di condotta che consistono in sopraluoghi, per poi avere i dati, per poi elaborare i progetti esecutivi di intervento ed infine agire in maniera determinante per concludere lo stato di incertezza. Questa prima fase di valutazioni e primi interventi d’emergenza (che non sono quelli definitivi) si protrarrà di sicuro per tutto il mese di ottobre.
Alle ore 21.00 prende la parola Paolo Campedel che è stato il primo geologo accorso sul posto già giovedì sera 14 settembre. Egli spiega che la frana è abbastanza distante dal paese. Il meccanismo che può innescare lo stato di pericolo è duplice: un primo aspetto del problema è dato dallo spostamento della frana che potrebbe invadere la valle interna incisa da Rio Santa Barbara, costituendo un bacino di materiale instabile. Il secondo aspetto del problema è dato dalla variazione di portata di acqua del rio a monte dell’eventuale letto di caduta della frana. Se le due circostanze dovessero essere concomitanti e cioè se quando cade la frana il rio è in piena, potrebbe formarsi un lago d’acqua trattenuta dalla diga di materiale instabile e una probabile improvvisa rottura della diga potrebbe comportare una colata detritica a valle investendo l’abitato. Quindi finché nel Rio non c’è una portata d’acqua importante (sotto il metro cubo?) si può affermare con tranquillità che non c’è pericolo. Egli rettifica anche una prima stima della quantità di materiale interessato al temuto movimento franoso, che valutato prudenzialmente in prima battuta in circa 100.000 metri cubi adesso può essere valutato in una massa molto minore. Le venute d’acqua riscontrate a valle della frana costituiscono una novità, perché prima non c’erano come possono testimoniare anche i presenti che conoscono i luoghi e ora queste sono in forte incremento. Questo è un evento abbastanza strano non collegabile alle recenti piogge anche se molto intense e quindi per il geologo s’è posta subito la necessità di trovare le cause. La presenza a monte della frana di una galleria di adduzione per una condotta forzata per la produzione di energia elettrica ha portato a un’ovvia associazione di idee. Si è quindi disposto lo svuotamento a titolo precauzionale ma prima si è provato a immettere un tracciante (fluorescina) per valutarne il legame. I successivi esami sia a riscontro visivo che di analisi chimica dei prelievi al momento hanno dato esito negativo, ma ciò non consente ancora di dedurne l’esclusione certa del rapporto di causa o concausa. Sono appena ultimate anche ispezioni a vista della galleria, si sono riscontrati dei buchi e delle fessure e ci si sta ragionando sopra, ma al momento non ci sono certezze. Fra le altre cause si è pensato ai lavori minerari, ma sono cause meno probabili, perché più distanti e sarebbe più difficile giustificare una loro responsabilità.
Tomasetti dà quindi la parola a Antonio Manica responsabile dei lavori in zona dell’A.S.S.M. Egli spiega che la frana ha una origine storica. Già nei primi anni 900 gli austriaci avevano realizzato degli interventi di contenimento e di regimentazione idrica. Manica spiega i lavori eseguiti e in corso di rafforzamento degli argini austriaci con massi ciclopici su tre distinti tomi. Passa quindi a illustrare le opere in corso con la proiezioni di diapositive che gli astanti trovano interessanti per la chiarezza delle immagini e dei relativi commenti.
Tomasetti spiega che il futuro degli interventi si divide in due parti.
All’apice del conoide verrà realizzata una grande piazza con una spesa di circa 800 milioni con la realizzazione di una grande sbarramento (che non sarà visibile da valle). Sarà quindi necessario studiare e realizzare un comodo accesso per gli autocarri per l’asportazione del materiale. Un altro grosso intervento consiste nello spostare la vasca dell’acquedotto di Lodrone che si trova proprio dove bisogna realizzare la grande piazza. Questi lavori fra fasi di progettazione e di realizzazione dovrebbero durare una sessantina di giorni, tempo (e quindi emergenza) permettendo, facendo eccezione per gli operai assegnati alla cassa integrazione invernale di solito programmata da metà dicembre a fine febbraio.
La seconda fase consisterà nell’intervento sul corpo della frana per riprendere i lavori antichi e per realizzare le briglie filtranti che trattengono il materiale lasciando passare l’acqua e scaricando così la forza cinetica di spinta del torrente.
Riprende la parola il sindaco per ringraziare gli intervenuti e per dare la parola alla gente.
Girardini ringrazia i tecnici per le informazioni date, ma chiede in dettaglio se e quanto risponda al vero l’ipotesi che si sente dire in giro che esisterebbero nel ventre della montagna delle sacche d’acqua o dei laghetti interni che potrebbero esplodere d’improvviso per cedimento delle pareti di roccia e materiale: oggi esistono, dice l’interlocutore, degli strumenti per verificare e accertare la presenza di acqua e la sussistenza dell’ipotesi. Il geologo Campedel risponde che sacche d’acqua e laghi interni non esistono. Esistono ammassi rocciosi con tante fessure e incrinature e l’acqua camminando molto lentamente riempie gli spazi disponibili.
Marini chiede come mai sia successo ora. Campedel risponde che qualcosa deve essere cambiato. Sui tempi è difficili una previsione, perché, come ripete, l’acqua nella montagna si muove molto lentamente e segue percorsi non sempre prevedibili. Tomasetti precisa che la frana non è una valanga, non si può far cadere, non si può fare una lotta preventiva, perché eventuali interventi demolitori artificiali interesserebbero piccole parti superficiali. La frana è costituita da ammassi rocciosi anche di modesta entità e di materiale inerte. C’è la possibilità che si possa fermare con sistemi meno invasivi.
Rasi, comandante della stazione dei carabinieri, spiega che alle forze dell’ordine sono affidate le operazioni esecutive delle ordinanze del sindaco di evacuazione e subito dopo spetta a loro vigilare sulle case e sui patrimoni. Se un paese è vuoto uno solo che gira è facilmente individuabile e controllabile, se invece le persone che girano, per le più svariate scuse anche se molto serie, è molto difficile se non impossibile controllare tutti e tutte le case. Rimane confermato e chiarito la regola già sperimentata con successo che chiunque abbia bisogno di rientrare in casa durante l’evacuazione deve rivolgersi ai vigili del fuoco, che valutato il tutto provvederanno ad accompagnare i cittadini alle loro case e a riportarli al centro di prima accoglienza.
L’assessore di Lodrone Giovanni Luzzani prende la parola per ringraziare l’unico che non è stato ancora ringraziato e cioè il sindaco, che fin dal primo momento si è dedicato con grande entusiasmo e ringrazia poi i lodronesi che si sono comportati correttamente.
Seguono altri interventi anche a più voci, fra cui uno di forte critica su presunti ritardi con cui si sarebbe accorti della frana, e degli interventi successivi. L’assessore all’istruzione assicura che in caso di altra evacuazione gli alunni di Lodrone potranno andare a scuola nell’edificio di Darzo. Il comandante dei Vigili del Fuoco Franco Berti commenta il modo incredibile con cui tutti si sono attivati fin da subito per far fronte all’emergenza e termina dando notizia che venerdì prossimo a partire dalle 13 verranno provate le nuove sirene elettroniche anche per individuare i luoghi più idonei per la loro efficace dislocazione.
La seduta viene chiusa alle 23.00
Letto, confermato e sottoscritto.
| Il sindaco Settimo Scaglia |
il segretario Giovanni Berti |