Proverbi e modi di dire in dialetto

Proverbi e modi di dire in dialetto

Cä funna lì l’é nä tarma de bac.
Quella donna è molesta e fastidiosa come la tarma che intacca i panni depositati nella cassa dei vestiti.

Chi de galina nas tèra sgalibra
Chi nasce da gallina è destinato a razzolare.
Chi viene da condizioni umili è destinato a rimanervi. Il proverbio è riferito ad alcune caratteristiche o modi di fare - sia positivi che negativi - che si ereditano dai genitori. Per esprimere il medesimo concetto a Bagolino dicono: chi nas dä gat fa gnao, chi nasce da gatto miagola, mentre in italiano troviamo: tale il figlio quale il padre, la mela non cade mai troppo lontana dall’albero.

Pär far ròba ... ròba!
Per mettere insieme molta sostanza o un grosso capitale devi rubare.
L’invito ròba risulta dall’eco della prima parte della frase.

Vändar äl sul pär comprar l’òio.
Vendere il sole per comprare l’olio.
Prima dell’arrivo dell’energia elettrica, il modo di dire veniva riferito, con disapprovazione, alla persona che non approfittava della luce del sole e lavorava fino a tardi al lume della lampada ad olio, consumando quindi l’olio che doveva essere acquistato.

Äl l’ä gatà l Segnór andromansà.
Ha trovato il Signore addormentato.
L’ha fatta franca.

I sbarbäia.
L’espressione è riferita ai bachi da seta che escono dai bozzoli, ma anche a due giovani che si stanno innamorando.

Só tornà ndré co le pive ndäl sac.
Sono tornato con le pive nel sacco.

Ste descus i fä rìdar i sus (i fä rìdar le pantagane).
Questi discorsi fanno ridere i topi, le pantegane.
Questi discorsi sono senza fondamento, sono proprio ridicoli.

Gna se aväs chiegà (o pesà) n chiéša.
Quasi che avessi fatto la cacca (o la pipì) in chiesa.
Detto per evidenziare la sfortuna patita in una determinata circostanza.

Äl l’ä magnà fò a le braghe.
Ha venduto anche i pantaloni.
Ha speso tutto quanto possedeva.

Avirghe l có che vä ä vèla.
Non riuscire a concentrarsi.

Fäghe lä büša se te vö cäl lüša.
Aprigli uno spiraglio davanti, dagli respiro se vuoi che il fuoco arda bene.

Lä carga leghiéra ä destriga l tuf.
Il carico leggero libera il solco della montagna scavato dall’acqua e dalla legna trascinata verso il basso.
L’espressione è usata anche in senso figurato a significare che è meglio trasportare a spalle carichi leggeri, perché così si procede spediti e si possono fare più viaggi.

Nde che gh’é dä far gh’é dä dir.
Dove c’è da fare c’è anche da discutere.

San Bastià co lä veòla n ma.
Il 20 gennaio, giorno di s. Sebastiano, si possono trovare le primissime viole.

Äl par sbarà fò d’en canù.
Sembra sparato da un cannone.
Riferito a persona precipitosa.

Ü ndòs e ü ndäl fòs.
Un indumento addosso e uno nel fosso.
L’espressione rende bene la povertà del vestiario di un tempo, quando una persona possedeva solamente due capi, uno che portava addosso e uno che era a lavare.

Chi che ride de vanardì i pianc pär tri dì.
Chi ride di venerdì piange per tre giorni.
Chi ride di una situazione spiacevole toccata ad altri, piangerà poi a lungo quando le disgrazie toccheranno a lui.

I sac vöch i crua n tèra.
I sacchi vuoti cascano a terra.
Con la pancia vuota non si lavora.

Ä ontarle le röe i vä.
Le ruote unte girano più facilmente.
Con riferimento alla raccomandazione fatta per avere un’agevolazione.

Äl gä i öch a ndäl chiül.
Ha gli occhi davanti e anche dietro.
Non gli scappa nulla.

Näl vansa sü gna dä tèra.
Non sopravanza neppure dal terreno.
È piccolissimo.

I sióri i gä n botèp dä mèrlo.
I signori se la godono.
Il merlo indica anche persona furba che si finge ingenua.

Scua nöa ä scua bé.
la scopa nuova funziona bene.
La frase è usata come metafora ad indicare l’efficacia dell’intervento di un nuovo responsabile della situazione.

L’àqua che ä fat l’ónda l’é bèla biónda.
L’acqua che è defluita ed è stata filtrata dal terreno è pulita, si è purificata.

Mal che se völ näl döl.
Il male che si è cercato non deve far soffrire.

I é comà cach e calì.
Sono come caglio e fuliggine.
L’espressione è riferita a due fidanzati molto uniti. Il caglio era conservato nel camino, dove si ricopriva di fuliggine.

L’éra tant antarasà che äl l’arìa slongà a l’àqua.
Era così avido ed avaro che avrebbe allungato anche l’acqua per risparmiarla.

Lä Sacra Scretüra ä dis dä lasar laorar äl vèch anfin cäl düra.
La Sacra Scrittura dice di lasciar lavorare il vecchio finché resiste.
Fa bene alla sua salute e anche a noi!

Vändar (oppure: chiapar) äl sul pär lä lüna.
Vendere (prendere) il sole per la luna.
Far passare una cosa o una persona per un’altra; spacciare qualità inesistenti.

Ä san Selvèstar riva chi che córi e chi vä dèstar.
Alla fine dell’anno (s. Silvestro, 31 dicembre) arriva chi corre e chi va piano.

Lä mare pietusa ä fä lä tusa dogliusa.
La madre comprensiva rende pigra la figlia.

A i vérč i fä lä bala nä ólta ä l’an.
Anche le verze una volta all’anno fanno la bala.
L’espressione giustifica il comportamento di chi si ubriaca rarissimamente.

L’é schiür comà n bóca.
È buio come in bocca.

Ó magnà fò lä paga däl bast.
In questa faccenda non ho proprio guadagnato nulla, ho lasciato scappare una bella occasione.

Äl Segnór äl botèp äl l’ä npecà ghiä pär tüch, se varghiü i gä lä meséria ä slongar sü l brac ä chiaparlo, i se ràngia.
Il Signore ha messo per tutti a disposizione il buon tempo, ma se qualcuno non ha voglia di allungare il braccio per prenderlo, si arrangi.
La massima era ripetuta da Virginio Scarpari.

Gh’é tat dä l’àqua äl put comà däl put ä l’àqua 
L’acqua dista dal ponte quanto il ponte dall’acqua.
Il detto è usato per stimolare chi stenta ad intervenire e pretende l’aiuto di altri che si trova nelle sue stesse condizioni.

Ghié lä baia, chiül de pàia, chiül de fé, tötala dré.
Era la frase inoffensiva rivolta alla persona che si voleva prendere in giro o svergognare.

L’ombrèa dä l’està ä fä mal d’envèrn.
L’ombra dell’estate fa male quando è inverno.
Se una persona non ha lavorato in estate, ne sentirà le conseguenze durante l’inverno, quando non potrà godere delle provviste alimentari prodotte in estate.

Bèla faìga ti che t’é levà n tus sul e a sant!
Hai dovuto faticare poco tu che hai allevato un figlio solo e per di più anche santo!.
Così disse alla Madonna una mamma di Storo che aveva numerosa figliolanza e una bambina molto vivace.

Chi che magna bé i chièga mal.
Chi mangia bene (e tanto) caga male.

Mä n’anchiègo dä to lengiüa dòpo lä to mordüa.
Non so che farmene della tua leccata dopo il tuo morso.
Non accetto il tuo bacio dopo quello che mi hai fatto.

Avirghe l có che vä ä vèla.
Non riuscire a concentrarsi.

Nä ólta ä l’an vé bu a n strac d’en cavagn.
Una volta all’anno si usa anche un cesto mal ridotto.
Nessun è indispensabile, ma tutti possiamo essere utili a qualcosa.

Äl magna comà n sap.
Mangia come un rospo.
È ingordo.

Näl gä l tèp gna dä morir.
Non trova il tempo neppure per morire.
È molto occupato.

L’àqua dä Bagolì ä bagna lä travèrsa e a l sotanì.
L’acqua di Bagolino (che arriva da ovest) bagna la gonna e anche la sottogonna, cioè è abbondante.

Só travaià comà ü che mör de nòt.
Sono addolorato come uno che muore di notte.
Sono in grande difficoltà.

Lä ròba de scansìa ä pèrt lä mercansìa.
La merce che si mette troppo in mostra perde il suo valore.
Con riferimento alla donna che si esibisce in modo esagerato, perdendo valore e pretendenti.

Tüch i laùr sü le so ure.
Ogni cosa a tempo debito.

Ghié lä baia, chiül de pàia, chiül de fé, tötala dré.
Era la frase inoffensiva rivolta alla persona che si voleva prendere in giro o svergognare.

Ghe maca lä tèra sóta i pé.
Gli manca la terra sotto i piedi.
È una persona avida, ma anche: è una persona molto insicura.

Trar äl réf pär le pèse.
Tirare il refe nell’applicare una pezza ad un indumento.
Fare economia.

Lä tèra l’é basa.
La terra è bassa.
A coltivare la campagna si fa fatica, perché è necessario piegarsi per lavorare il terreno. Ma ogni lavoro richiede impegno e fatica.

Cäl se sdrägia, cä stàia n däl so brö.
Che si arrangi, che rimanga nel suo brodo.
L’espressione è liquidatoria nei confronti di chi non ascolta i suggerimenti dati e vuol fare di testa propria.

Bǜtala giǜ cä bói.
Alla lettera: butta la pasta che l’acqua bolle.
In senso figurato è vicino agli italiani fare d’ogni erba un fascio o lasciar perdere.

Mi ghe vó dré äl Segnór vèch!.
Seguo la via antica, non ascolto le mode nuove. È sinonimo di vó ä lä vèchia.
Il Segnór vèch è quindi il custode della tradizione contro la modernità.

Lä carga leghiéra ä destriga l tuf.
Il carico leggero libera il solco della montagna scavato dall’acqua e dalla legna trascinata verso il basso.
L’espressione è usata anche in senso figurato a significare che è meglio trasportare a spalle carichi leggeri, perché così si procede spediti e si possono fare più viaggi.

Chièga de pö n bò che sènt ošéi.
Un bue caga di più di cento uccelli.
L’intervento di una persona valida supera quello di cento inesperte.

L’é croà giü däl scant.
È caduto dallo sgabello.
L’espressione è riferita al figlio o ai figli maggiori che non godono più delle attenzioni esclusive dei genitori quando nasce un fratellino.

Dòpo sènt agn e sènt més l’àqua ä völ tornar äi so paés.
Dopo cento anni e cento mesi l’acqua vuole tornare nei suoi paesi.
Ritorna cioè nel suo antico solco, in barba alle opere di presa e danneggiando le costruzioni edificate in luogo insicuro.

Äl sä n’ä töt sü nä bastina.
Si è accollato un impegno gravoso.
Deve sopportare una situazione molto pesante.

Dä sto lavóro ne vé fò gna lä sal.
Da questo lavoro non si ricava neppure il denaro per comperare il sale da condire il cibo.
È un lavoro che non rende proprio nulla.

L’é n pòr bachiòca, l’é nä pòra bachiòca.
È un uomo, una donna in cattive condizioni di salute.

Än dä tompèsta gh’é tèr i caväi de strée.
Nella grandine ci sono i capelli delle streghe.
Così si diceva ai bambini che, quando grandinava, correvano a raccogliere qualche chicco per cercare i capelli stregati.

Travèrsa lä via, cäl che i fä ä cä tua näi fä miga ä cä mia.
Attraversa la strada e vedrai che quello che fanno a casa tua non si fa a casa mia.
L’espressione era rivolta dalla suocera alla sposa giovane che doveva accettare un modo di fare diverso da quello a cui era abituata.

Giovedì, 03 Luglio 2014

Questionario di valutazione

Inserisci il codice di sicurezza che vedi nell'immagine per proteggere il sito dallo spam

© 2019 Comune di Storo powered by ComunWEB con il supporto di OpenContent Scarl