Descrizione
La chiesetta dei Morti, detta anche chiésa de Praöl, oggi dedicata a S. Maurizio, patrono degli alpini, sorge sulle sponde del Pàlvico, ai margini della campagna di Praöl. È stata recentemente affrescata da Ernesto Romiti.
Nell’archivio vescovile l’edificio, sistematicamente ignorato negli Atti visitali, è ricordato solo nel 1844 con uno scritto che ne autorizza la benedizione.
Già il titolo “dei Morti” richiama un periodo di forte epidemia. La costruzione va inserita nel quadro delle norme di profilassi contro l’infezione, che prevedevano, tra l’altro, località speciali per sistemare gli ammalati e una particolare assistenza da parte del clero, che doveva accompagnare il medico nelle sue visite agli infermi.
Nell’Ottocento Storo fu vittima di due epidemie di colera, nel 1836 (9 morti) e nel 1855 (43 persone contagiate e 14 morti).
Poiché nei documenti degli anni del colera, conservati nell’Archivio Comunale, non si fa alcun accenno a questa cappella, è da supporre che essa sia stata eretta dopo il colera del 1836 con valore di voto e ringraziamento nel luogo dove, nei secoli precedenti, erano stati sepolti i morti per la peste che nel 1630-31 fece una vera strage a Storo, e dove probabilmente era sorto un locale adibito a lazzaretto o locale di quarantena. Lo stesso numero dei contagiati e morti del 1836 e 1855 fa supporre che in detti anni non ci sia stato bisogno di utilizzare strutture particolari come il lazzaretto né per la cura né per la sepoltura.
Fino al 1970 alla chiesetta dei Morti si celebrarono S. Messe e si tennero funzioni religiose per invocare con l’intercessione dei Defunti per il bel tempo o la pioggia. Dopo la seconda guerra mondiale la cappella si trasformò in chiesetta degli alpini in congedo, i quali ogni anno si danno qui appuntamento in una domenica di settembre per la celebrazione di una S. Messa.
Testi elaborati dall'associazione Il Chiese (licenza CC BY 4.0), materiale fotografico fornito da Lodron Fotoclub (licenza CC BY 4.0)