Descrizione
Il Termenù e i cippi di confine (Riccomassimo)
A metà del Settecento, durante il governo dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, venne definito il confine tra l’Impero austro-ungarico e la Repubblica di Venezia. In seguito al trattato di Rovereto del 31 agosto 1752 vennero precisate anche le proprietà dei Lodron, costretti ad abbandonare il Pian d’Oneda, dietro pagamento di un’ingente somma da parte della comunità di Bagolino, a favore della quale il Comune di Storo firmò un’impegnativa fideiussione con l’approvazione imperiale. Lungo il confine vennero posizionati grossi cippi di granito contrassegnati da lettere progressive dell’alfabeto e numerati. Ne sono rimasti solo due.
Il cippo più noto (Termenù) si trova a Riccomassimo, nel podere di Gilberto Lombardi, ed è contrassegnato n. 1 A 1753. L’altro è a Baitoni, 400 metri oltre la passerella sulle rocce, a sud del ristorante Miralago, lungo un sentiero che segue la costa del lago. È monumentale, alto quasi due metri, e ha scolpite su entrambe le facciate la scritta n. 6 F 1753. Sui lati nord sud ci sono due nicchie rettangolari che dovevano contenere rispettivamente l’effige bronzea dell’imperatrice e il leone veneziano di S. Marco.
Un altro segno del medesimo confine è scolpito nella roccia lungo il “Sentiero dei contrabbandieri. Dopo una decina di minuti di cammino, si vede incisa nella roccia (evidenziata da un segnale turistico) la data 1753. Di qui la linea di confine proseguiva poi verso la Valle di Vestino, dove altri cippi, fino al numero 36, sono stati rinvenuti e intelligentemente recuperati.
Altre colonne in granito si trovano lungo il lato nord di via Campini e sulla costa trentina del lago d’Idro presso la foce del Caffaro; alcune sono marcate 1882, altre 1885; segnavano il confine fra Italia e Austria; sui lati contrapposti, a nord e a sud, sono incide le lettere A (Austria) e I (Italia). Un alto cippo di granito, datato 1876, è collocato adesso nel parco giochi di Baitoni, un altro ancora lungo la provinciale Storo-Baitoni, con la data 1869.
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